Featured Post

INTERVENTI DI A. LIVI NEL DIBATTITO SU KARL RAHNER

    Il lascito di Rahner, la cui opera – non biso­gna dimenticarlo – è enorme e complessa, è l’allean­za con la ragione. In ogni ambi­to della teologia che ha percorso, Rahner ha mostrato ciò che è universalmente umano, tenendo presente quello che chiamava l’uditore della parola,...

Read More

LA LOGICA ALETICA

 Teologia e spiritualità

LO SPIRITO SANTO

Presentazione di Antonio Livi al libro di Francisca Javiera del Valle,

 «IL DECENARIO DELLO SPIRITO SANTO» trad. it. (EDIZIONI ARES, MILANO)

Il fine della vita cristiana, si sa, e la sempre più piena partecipazione alla vita intratrinitaria, ossia il nostro inserimento progressivo (in questa vita) e poi definitivo (nella gloria del Regno) nelle misteriose e ineffabili relazioni d’amore delle tre divine Persone. Già adesso, in questa nostra vita di lotta e di speranza, di dolore e di gioia, già adesso il lumen fidei ci consente di avere un rapporto in qualche modo differenziato con le singole Persone della Trinità: anche se attendiamo il momento benedetto nel quale la visione beatifica, il lumen gloriae, ci farà vedere faccia a faccia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, già adesso possiamo in qualche modo «vedere» il Padre mediante il Figlio (lo ha detto Gesù: «Chi vede me, vede il Padre»), e lo Spirito Santo mediante il Padre e il Figlio (1). Sicché la contemplazione dello Spirito Santo – e, di conseguenza, la devozione alla terza Persona della Trinità – appartiene a pieno titolo alla vita contemplativa del cristiano, di tutti i cristiani. Non è teologicamente concepibile che ci siano dei «devoti» dello Spirito Santo, né – a rigor di termini – particolari devozioni allo Spirito Santo. Può esserci, questo sì, una gamma infinita di tempi e di modi per la formazione e la maturazione della coscienza dei credenti, sia quando si tratta della vicenda personale di ciascuno di noi, sia quando si tratta della vita della Chiesa. Ma non dimentichiamo che la Chiesa è nata ed è subito cresciuta all’insegna dello Spirito Santo.

La Chiesa ha avuto il suo momento iniziale di grazia visibile e carismatica il giorno della Pentecoste, che è il giorno dello Spirito mandato dal Padre e dal Figlio sugli apostoli e Maria Vergine nel cenacolo di Gerusalemme. Poi, il racconto della prima espansione missionaria della Chiesa, gli Atti degli Apostoli, è un racconto che ha come protagonista assoluto lo Spirito Santo; si può dire che lo Spirito, che ha parlato per bocca dei profeti e ha ispirato ogni pagina della Scrittura, negli Atti degli Apostoli ha voluto rivelare proprio la sua azione nella Chiesa, perche fosse nei secoli sempre evidente e presente il suo ruolo, appunto, di protagonista. Un protagonista «misterioso», certamente, ma non più del Padre e del Figlio: a ben capire, riflettendo sulla nostra fede e sulla nostra vita di preghiera, ciò che del Figlio e del Padre pensiamo di «conoscere» (il nome, le proprietà specifiche, l’azione) è più mistero che conoscenza, è più Rivelazione che visione; sicché è giusto chiamare lo Spirito Santo «il grande Sconosciuto», ma proprio come il Padre è il grande Sconosciuto e il Figlio pure. «Nessuno conosce il Padre», ha detto Gesù, «se non il Figlio, e coloro ai quali il Figlio lo voglia rivelare» (2).

Questa Rivelazione, per grazia divina, c’è stata, e così abbiamo notizia del Padre, ma anche dello Spirito. E di Gesù, nella sua ineffabile e incomprensibile natura divina di Verbo eterno, consustanziale al Padre e allo Spirito. È notizia amorosa di mistero, è oscurità luminosa che anela alla luce piena e definitiva della visione. Come dice con la solita concisa precisione san Tommaso, la conoscenza imperfetta e indiretta della fede e quanto di meglio abbiamo in questa vita: ma l’anima nostra anela di raggiungere la conoscenza perfetta e diretta della gloria (3).
Questa è appunto la vita cristiana nella grazia (inchoatio quaedam vitae aeternae), un tentativo sempre rinnovato di conoscere Dio uno e trino, e ciascuna delle tre divine Persone: tentativo che, nella misura dei frutti che già qui può gustare, è la massima consolazione dell’homo viator; e, nell’inevitabile rammarico di non poter capire e vedere, è incentivo alla virtù della speranza, al desiderio sempre più ardente di «sciogliere gli ormeggi», come dice san Paolo, per entrare in pieno nell’intimità della vita intratrinitaria: «Cupio dissolvi et esse cum Christo» (4).

Questo libro sulla devozione allo Spirito Santo non poteva essere, dunque, se non un libro di meditazione sulla vita della santissima Trinità e sulla nostra vita in rapporto alla Trinità. Non è un libro sullo Spirito Santo, che non può concepirsi un libro siffatto (non potrebbe esserci un libro che parlasse esclusivamente del Padre, e nemmeno che parlasse di Gesù soltanto: Gesù infatti lo si conosce proprio nel momento in cui si rivela come il Figlio e ci parla dello Spirito che Lui e il Padre ci manderanno). E infatti Francisca Javiera del Valle si figura a ogni passo del suo libro un «consiglio di famiglia». Il Padre, il Figlio e lo Spirito che decidono il da farsi per la salvezza di noi uomini peccatori. Si parla in questo libro dello Spirito, in quanto si parla del Redentore mandato dal Creatore per stabilire sulla terra il Regno di Dio a opera dello Spirito. Un’autrice di opere di spiritualità come questa donna spagnola degli anni Trenta del ventesimo secolo non poteva fare diversamente da quanto ha poi fatto un grande Papa del medesimo secolo: Giovanni Paolo II, che ha scritto un’enciclica sul Padre (Dives in misericordia), una sul Figlio (Redemptor hominis) e una sullo Spirito Santo (Dominum et vivificantem), dicendo in modo diverso le medesime cose in tutte e tre queste encicliche, perché nei nostri riguardi la Trinità beatissima agisce sempre all’unisono; anche qui san Tommaso spiega bene i termini del mistero: perche tutte le azioni ad extra di Dio appartengono all’unità divina, alle tre Persone indistintamente: le quali Persone si distinguono realmente solo nei rapporti tra loro (5). Appartiene però alla pedagogia divina – alla divina condiscendenza della Rivelazione – introdurci nel mistero trinitario attraverso nozioni e immagini che ci offrono aspetti propri – anche se non esclusivi – di ciascuna delle tre Persone; ed è qui che, certamente, il nostro intelletto resta particolarmente all’oscuro nei confronti dello Spirito: capiamo qualcosa della prima Persona che si fa chiamare Padre; qualcosa del Figlio, che ha assunto una natura umana; ma nulla capiamo della terza Persona che ha nome divino generico (Spirito, Amore, Dono, Consolatore) e non specifico. Lo Spirito Santo è il Divino Amore: ma san Giovanni dice «Dio e amore» riferendosi alla Trinità nella sua Unità (6). Per amore Dio ci ha creati, e il Padre creatore è Amore; per amore Dio ci ha redenti, e il Figlio redentore è Amore; per amore Dio ci unisce a sé, ci santifica, e lo Spirito santificatore è Amore. Per questo, la Madonna del Divino Amore, che tanto è venerata dai romani, e Maria in quanto figlia dell’amore di Dio Padre, madre dell’amore di Dio Figlio, sposa dell’amore di Dio Spirito Santo (ma la festa del santuario è il giorno della Pentecoste: e ciò significa che la Madonna venerata sulla via Ardeatina parla al cuore dei fedeli dei doni spirituali da implorare come effusione dello Spirito Santo). Proprio questi doni dello Spirito Santo sono il motivo di fondo delle meditazioni che Francisca Javiera del Valle ha scritto in forma di preghiera, di dialogo con Dio.

Come ogni anima sinceramente devota, la mistica spagnola ha presenti le esigenze ascetiche della vita cristiana: la necessità di lottare contro le passioni disordinate, la vigilanza contro le insidie del Tentatore, l’urgenza di rispondere generosamente alla propria vocazione, offrendosi a Cristo redentore che ci vuole con Lui corredentori. Queste esigenze ascetiche l’autrice del Decenario le traduce in desideri ardenti di santità personale; questi desideri, poi, li traduce in preghiera, dando voce, con la sua voce, al grande Sconosciuto. Quanto ci sia di ispirato, in queste pagine, e quanto ci sia di umanamente opinabile e soggettivo, vedrà il lettore italiano di questa prima traduzione nella nostra lingua; io confido che tutti ci troveranno molto di utile per la loro anima (cioè, in concreto, per fare meglio l’orazione mentale, per saper parlare con Dio in modo più conforme alla Rivelazione divina, che è sempre indirizzata alla salvezza e alla divinizzazione di ciascuno di noi), come è successo a tanti altri lettori in Spagna e nei Paesi di lingua spagnola. Tra gli altri, so per esperienza diretta come apprezzasse questo libriccino san Josemaría Escrivá, che lo ebbe tra le mani pochi anni dopo che esso avesse iniziato a circolare in Spagna e ne trasse profitto, consigliandolo poi a tante altre persone (se non vado errato, fu proprio lui, oltretutto, a incoraggiare il direttore di una collana di spiritualità presso l’editrice Rialp di Madrid, nei primi anni Cinquanta, a pubblicare quella che sarebbe stata la prima edizione commerciale del Decenario). Naturalmente, ogni lettore di libri di spiritualità trova nei testi degli autori classici o contemporanei quello che egli stesso è abituato a cercare e a trovare in Dio; chi pertanto è abituato a cercare e a trovare un rapporto personale con le singole Persone della Trinità beatissima, gioirà nel sentire Francisca Javiera del Valle parlare con il Padre eterno, con Gesù e con lo Spirito d’amore, tutta desiderosa di entrare nella conversazione e nell’amicizia delle tre Persone, tutta dimentica di sé ed estasiata di contemplazione, tutta pronta, al contempo, a quella continua conversione e a quella generosa opera d’apostolato che fanno dei contemplativi i campioni dell’azione veramente fruttuosa. Alla fine della lettura, insomma, sarà abbastanza ozioso domandarsi quanti meriti letterari abbia Francisca Javiera del Valle: il lettore dimenticherà lei, come sarà dimentico di sé, nel momento stesso in cui – almeno per qualche istante – sarà stato aiutato da questo libro a immergersi in Dio.

Antonio Livi

Note
1 È il tema tipico del Vangelo secondo Giovanni: cfr Gv 1, 1;18; 15, 26; e altrove.
2 Mt 11, 27 (si noti che prima dice: «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre», c’è dunque un’analogia di fondo tra il mistero del Padre e quello del Figlio: anche il Figlio, in quanto Dio, è mistero, è il grande Sconosciuto, e la sua conoscenza è riservata alle relazioni intratrinitarie).
3 Cfr SAN TOMMASO D’AQUINO, Compendium theologiae, 1, 2: «La fede è una pregustazione di quella conoscenza che ci renderà beati nella vita futura».
4 Fl 1, 23.
5 Cfr CONCILIO ECUMENICO DI FIRENZE, 1442: «Nelle tre divine Persone, tutto è la medesima cosa, salvo quando le relazioni siano in reciproca opposizione» (Enchiridion symbolorum, a cura di Denzinger e Schonmetzer, Friburgo 1965, n. 1330). Il concilio di Firenze aggiunge pertanto: «Per questa unità, il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; a sua volta, il Figlio è tutto nel Padre e tutto nello Spirito Santo, e lo Spirito Santo è tutto nel Padre e tutto nel Figlio» (ibidem).
6 Gv 4, 8;16.