Le parole-chiave della filosofia del senso comune
PERCHÉ IL TERMINE “SENSO COMUNE”
La nozione filosofica di “senso comune” che Antonio Livi propone in serrato dialogo con le diverse espressioni del pensiero contemporaneo (tomismo, personalismo, filosofia analitica anglo-americana, filosofia ermeneutica) è originale, tanto nella formulazione quanto nella sua rigorosa giustificazone epistemica. Essa ha comunque dei precedenti nelle intuizioni di logica epistemica riscontrabili presso molti autori dell’età moderna, a cominciare dagli umanisti del Cinquecento (Lorenzo Valla e Juan Luis Vives), i quali riprendono da Cicerone il termine latino “sensus communis”, traduzione del greco “koinos nous” ed equivalente ala nozione stoica di “koinai ennoiai”. Il termine latino è poi utilizzato nel Settecento anche da Giambattista Vico in Italia e da Friedrich Oetinger in Germania, al tempo stesso che si afferma l’equivalente francese “sense commun” (Claude Buffier), quello tedesco “Gemeinsinn” (Immanuel Kant) e quello inglese “common sense” (Thomas Reid). Questa vicenda lessicale spiega perché il termine latino sia stato scelto per dare un nome alla collana di monografie che documentano i risultati delle ricerche epistemologiche di Antonio Livi e della sua scuola (Sensus communis – Annuario di logica aletica) , e perché costituisca anche il nome ufficiale dell’Associazione internazionale da lui fondata Associazione “Sensus communis”) per promuovere ulteriormente tali ricerche in collaborazione con studiosi di ogni parte del mondo.
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SENSO COMUNE E LOGICA ALETICA
La rigorosa definizione del concetto di “senso comune”, unitamente alla dimostrazione dell’esistenza di tali certezze primarie a fondamento del pensiero costituisce l’essenza della logica aletica, che è la logica riguardante la verità del pensiero nella concretezza dell’atto conoscitivo e dell’atto linguistico. La sua applicazione sistematica – basata sulla tecnica della “presupposizione” – è importante in vista della determinazione dello statuto epistemologico della filosofia in rapporto alle scienze particolari (si pensi al problema della conoscibilità della legge morale naturale) e alla teologia (si pensi al problema dell’armonia di ragione e fede), come anche per contribuire a ricostruire in termini attuali l’unità del sapere.
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